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1 sdaFatima è una cittadina posta sui colli della regione centrale del Portogallo, a 50 km dall’oceano Atlantico e a 115 dalla capitale Lisbona.

Deve il suo nome a una nobile fanciulla di origini musulmane che aveva lo stesso nome della figlia del profeta Maometto.

Essa, nel 1158, mentre stava facendo una scampagnata insieme alle sue dame lungo il fiume Tago, che allora segnava il confine tra il califfato musulmano del Sud e il regno di Alfonso Hemriques, primo re del Portogallo, fu fatta prigioniera da un manipolo di soldati cristiani guidati da Gonçalo Hemrinques , detto il Mangia-Mori.

Gli arabi, infatti, avevano invaso la penisola iberica nell’ottavo secolo per venirne scacciati solo 400 anni dopo e in quel periodo si era in piena riconquista cristiana.

Il condottiero portoghese chiese al suo re di prendere in sposa la giovane e bella Fatima. Il re acconsentì a condizione che la giovane fosse d’accordo e che abbracciasse la religione cristiana.

Fatima accettò e, ricevendo il battesimo, assunse il nome di Oureana.

Come regalo di nozze, la giovane coppia ricevette in dono il villaggio di Abdegas. Gonçalo cambiò il nome del posto in Oureana che è l’odierna Ourem, sede del comune che comprendeva fino al 2004 anche l’attuale cittadina di Fatima. Sfortunatamente la bella araba morì giovane e suo marito, disperato, si fece monaco nel vicino monastero di San Bernardo ad Alcobaça.

Il posto dove la giovane fu seppellita si chiamò con il suo stesso nome, Fatima.

 

2 sdaL’Europa nel 1915 era in pieno caos. La Prima Guerra mondiale, da poco iniziata, infiammava tutto il vecchio continente mietendo vittime e mettendo a dura prova la vita di tanta gente.

Il Portogallo era entrato in guerra per assecondare i desideri dell’Inghilterra, da tempo suo alleata e protettrice.

Il Paese lusitano era da poco uscito da una guerra civile: il 5 ottobre 1910 era stata proclamata la repubblica che aveva preso il posto della monarchia. La situazione economica era in forte crisi, quella politica era aggravata da lacerazioni interne, dall’incapacità di creare governi duraturi.

3 sdaNel 1911 veniva introdotta la legge sulla separazione tra Chiesa e Stato; veniva sottoscritta la legge del divorzio, soppresso l’insegnamento religioso nelle scuole.

Lontana dai fermenti politici e da un’atmosfera spesso carica di anticlericalismo che si respirava nelle grandi città, c’era la civiltà contadina dei piccoli paesi e villaggi disseminati lungo tutto il paese.

Essi respiravano a pieni polmoni una vita regolata dalle proprie tradizioni secolari: la maggiorparte della gente viveva dei frutti della terra e la vita quotidiana era scandita dall’alternarsi delle stagioni e delle feste religiose.

Fatima era a quel tempo un piccolo paese che insieme ai suoi villaggi viveva in questo modo.

Tra questi villaggi ce ne era uno chiamato Aljustrel. Le gente che vi abitava lavorava con dedizione la propria terra per sfamarsi e curavano le piccole greggi di pecore che possedevano.

La vita qui era dura. In famiglia tutti erano chiamati a dare il proprio contributo di lavoro e di fatica: i bambini venivano impegnati per far pascolare le greggi; i più grandi lavoravano i campi aiutando mamma e papà.

4 sdaLa religiosità di questa gente era molto profonda: intorno alla chiesa parrocchiale la comunità si riuniva nei momenti forti della vita comunitaria così come per i battesimi e funerali.

Tra le famiglie di Aljustrel c’era anche quella di Emanuel Pedro Marto e Olimpia De Jesus, che avevano undici figli di cui i due ultimi si chiamavano Giacinta e Francesco e quella di Antonio Dos Santos e Maria Rosa Marto (la sorella di Emanuel) che di figli ne avevano sei, l’ultima di questi si chiamava Lucia.

Questi tre cuginetti furono i protagonisti di eventi che avrebbe portato a far conoscere il piccolo borgo di Fatima in tutto il mondo.

 

 

La apparizione dell’angelo del Portogallo

 

 

5 sdaLucia era nata il 22 marzo del 1907 e nel 1915 aveva compiuto otto anni.

I suoi genitori pensarono che era giunto il momento che la piccola, come tanti altri di Aljustrel, potesse assolvere il compito di pastorella e sostituire così la sorella Carolina che ne aveva dodici e che quindi poteva passare a sostenere un lavoro più impegnativo di quello di guidare le pecore al pascolo.

Un giorno, “mentre recitavo il Rosario in compagnia di tre compagne, di nome Teresa Matias, Maria Rosa Matias (sua sorella) e Maria Justino, della frazione di Casa Velha, vidi che sopra l’albereto della valle che si estendeva ai nostri piedi, aleggiava una specie di nuvola, più bianca della neve, un po’ trasparente, come forma umana. Le mie compagne mi chiesero cos’era. Risposi che non lo sapevo. In quei giorni diversi si ripeté altre due volte.” (Memorie di Sr. Lucia)

Quando le compagne ne parlarono Lucia venne prese in giro dalle sue sorelle e venne rimproverata dalla mamma Maria Rosa.

Francesco e Giacinta, nati rispettivamente l’11 giugno del 1908 e l’11 marzo 19116 sda,ottenevano nel frattempo dai loro genitori il permesso di cominciare anche loro di custodire il gregge.

Così Lucia lasciava le amiche un po’ pettegole e cominciava a svolgere la sua mansione di pastorella insieme ai suoi cuginetti Marto.

Una mattina di primavera del 1916 i tre pastorelli si recarono come al solito sui pendii del Cabeço.

Dopo aver fatto merenda e pregato, cominciammo a vedere a una certa distanza, sopra gli alberi che si stendevano verso Oriente, una luce più bianca della neve, in forma d’un giovane trasparente, più brillante d’un cristallo attraversato dai raggi del sole. Quanto più si avvicinava, ne distinguevamo sempre meglio le fattezze. Eravamo sorpresi e mezzo assorti. Non dicevamo una parola.

Arrivando vicino a noi, disse:

- Non Abbiate paura! Sono l’Angelo della Pace. Pregate con me.

E, inginocchiandosi per terra, curvò la fronte fino al suolo. Spinti da un movimento soprannaturale, lo imitammo e ripetemmo le parole che gli sentivamo pronunciare:

-Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano.

Dopo aver ripetuto questo tre volte si alzò e disse:

- Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce delle vostre suppliche. E sparì.” (Memorie di Sr. Lucia)

 

Le parole dell’Angelo rimasero molto impresse nella mente dei tre piccoli e da quel momento cominciarono a trascorrere lungo tempo in ginocchio, prostrati fino a terra ripetendole fino a cadere per la stanchezza.

 

L’Angelo apparve loro ancora due volte nello stesso anno.

Una si verificò durante l’estate al pozzo della casa di Lucia:

All’improvviso, vedemmo lo stesso Angelo vicino a noi.

- Cosa fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo orazioni e sacrifici.

7 sda- Come dobbiamo sacrificarci? domandai.

- Di tutto quello che potere, offrite un sacrificio in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirate così sopra la vostra Patria la pace. I sono il suo Angelo Custode, l’Angelo del Portogallo. Soprattutto, accettate e sopportate con sottomissine le sofferenze che il Signore vi manderà.

Queste parole dell’Angelo s’impressero nel nostro cuore come una luce che ci faceva capire ci era Dio, come ci amava e voleva essere amato; il valore del sacrificio e quanto Gli era gradito, come in attenzione ad esso, convertiva i peccatori. Perciò, da quel momento cominciammo a offrire al Signore tutto ciò che ci mortificava, ma senza darci da fare per cercare altre mortificazioni o penitenze, se non quella di restare per lunghe ore prostrati per terra, ripetendo la preghiera che l’Angelo ci aveva insegnato.(Memorie di Sr. Lucia)

 

La terza apparizione ebbe luogo sempre al Cabeço. Stavolta L’Angelo apparve con un calice e su di esso un’Ostia dalla quale cadeva della gocce di sangue.

Lasciando il calice e l’Ostia sospesi in aria, si prostrò per terra e ripeté per tre volte l’orazione:

- Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il8 sda preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo presente in tutti tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi, indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.

Dopo alzatosi, prese di nuovo in mano il calice e l’Ostia e diede a me l’Ostia, quel che ‘era nel calice lo diede da bere a Giacinta e a Francesco, dicendo allo stesso tempo:

- Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio.

Di nuovo si prostrò per terra e ripeté con noi, ancora tre volte, la stessa orazione: - Santissima Trinità…ecc. E sparì”.

(Memorie di Sr Lucia)

 

Le apparizioni di N. S. di Fatima

 

 

Le tre apparizioni dell’Angelo del 1916 furono una mirabile preparazione per tutto che doveva accadere ai piccoli Giacinta, Francesco e Lucia l’anno successivo.

Nel 1917 Lucia aveva soltanto 10 anni, Francesco 9 e Giacinta 7.

 

13 Maggio: prima apparizione

 

Il 13 maggio 1917, mentre con Giacinta e Francesco giocavamo sul pendio della Cova d’Iria – località distante da Aljustrel poco più di 3 km dove la famiglia Dos Santos aveva dei terreni – vedemmo improvvisamente una specie di lampo.

- E’ meglio che andiamo a casa – dissi ai miei cugini – sta lampeggiando, probabilmente viene un temporale.

- Andiamo pure.

Cominciammo a scendere il pendio, spingendo le pecore verso la strada. Arrivati più o meno a mezza costa, quasi presso un grande leccio che era in quel luogo, vedemmo un altro lampo e fatti alcuni passi, vedemmo sopra un leccio una Signora vestita tutta di bianco, più luminosa del sole, diffondendo una luce più chiara e intensa d’un bicchiere di cristallo pieno d’acqua cristallina attraversato dai raggi del sole più ardente. Ci fermammo, sorpresi per l’apparizione. Eravamo così vicini che restavamo immersi nella luce che La circondava. O che Lei diffondeva. Forse a un metro e mezzo di distanza, più o meno. Allora, la Madonna ci disse:

- Non abbiate paura. Non vi faccio del male.

- Di dove è Lei? – Le domandai.

- Sono dal Cielo.

- E cosa vuole da me?

- Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno tredici, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Quindi, tornerò qui di nuovo una settima volta.

9 sda- E anch’io andrò in Cielo?

- Sì, ci andrai.

- E Giacinta?

- Anche lei.

- E Francesco?

- Anche ma deve recitare molti rosari.

Mi ricordai allora di chiederLe di due ragazze che erano morte da poco tempo. Erano mie amiche, e venivano a casa mia per imparare a tessere con la mia sorella maggiore.

- Maria das Neves è già in Cielo?

- Sì, è là.

Mi pare che doveva avere sui 16 anni.

- E Amelia?

- Resterà i Purgatorio fino alla fine del mondo.

Mi pare che avesse tra i 18 e i 20 anni.

- Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?

- Sì, lo vogliamo.

- Allora, dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto.

Fu mentre che pronunciava queste ultime parole (la grazia di Dio…) che aprì per la prima volta le mani, comunicandoci una luce così intensa, una specie di riflesso che da esse usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi. Allora , per un impulso intimo pure comunicatoci, cademmo in ginocchio, e ripetevamo col cuore:

- Santissima Trinità, io Vi adoro. Mio Dio, mio Dio, io Vi amo nel Santissimo Sacramento.

Passati i primi momenti, la Madonna aggiunse:

- Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra.

Poi cominciò ad elevarsi serenamente, salendo in direzione dell’oriente, fino a sparire nell’immensità della distanza…(Memorie di Sr. Lucia)

In quest’apparizione, come in tutte le altre, era sempre Lucia che dialogava con la Signora, Giacinta sentiva e vedeva tutto. Francesco, invece, vedeva solamente la sua figura e il movimento delle labbra della celeste figura.

I tre pastorelli ritornarono a casa promettendosi di tacere sull’accaduto. Ma presto la piccola Giacinta violerà il patto e racconterà tutto a casa.

La madre di Lucia avvisata dalla cognata Olimpia, chiese spiegazioni alla figlia e, non credendo a tutto quello che era successo, cominciò a pressare Lucia perché confessasse e dicesse che tutto era stata un’invenzione.


13 Giugno: seconda apparizione10 sda

 

Il 13 giugno era una data che tutti ad Aljustrel aspettavano con ansia, giacché era la festa di Sant’Antonio, uno dei santi più venerati in Portogallo perché era nato a Lisbona ma poi era morto in concetto di santità a Padova.

Per l’occasione la cittadina di Fatima era in festa e i bambini attendevano con ansia quest’occasione per festeggiare, mangiare dolci e vivere in un clima di festa e di gioia.

Il 13 giugno 1917 però per Giacinta, Francesco e Lucia era il giorno in cui la Signora vestita di bianco aveva dato loro appuntamento verso mezzogiorno alla Cova da Iria.

Per cui la piccola pastora Dos Santos aveva deciso di far uscire il gregge molto presto, e farlo rientrare sempre nella stessa mattinata in modo tale che per le nove potesse recarsi in chiesa per la messa di S. Antonio e poi andare alla Cova per il celeste appuntamento.

Ma poco dopo il sorgere del sole Lucia venne chiamata dal fratello perché alcune persone, venute da fuori Fatima, volevano andare con lei alla Cova ed essere presenti all’apparizione.

La pastorella invitò tutti, visto che era ancora molto presto, ad andare in chiesa per la messa delle ore 8.00.

La sua famiglia teneva nei suoi confronti un atteggiamento di disprezzo quel giorno che ferì molto la piccola.

Così verso le 11.00 uscì di casa e insieme ai suoi cuginetti, Lucia si recò alla Cova da Iria.

Dopo aver recitato il Rosario…vedemmo di nuovo il riflesso di luce che si avvicinava (quello che chiamavamo lampo) e subito dopo la Madonna sul leccio, tutto come a maggio.

- Cosa vuole da me?- domandai.

- Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che recitiate il Rosario tutti i giorni, e che impariate a leggere. Poi vi dirò quel che voglio.

Domandai la guarigione di un malato.

- Se si converte, guarirà entro l’anno.11 sda

- Vorrei chiederLe di portarci in Cielo.

- Sì; Giacinta e Francesco, li porto fra poco, ma tu resti qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. A chi l’accetta (la devozione al Cuore Immacolato di Maria) io prometterò la salvezza e queste anime saranno amate da Dio, come fiori collocati da Me per ornare il Suo Trono.

- Resterò qui da sola? – domandai addolorata.

- No, figlia. E tu ne soffri molto? Non ti scoraggiare. Io non ti lascerò mai. Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà fino a Dio.

Fu nel pronunciare queste ultime parole, che aprì le mani e ci comunicò, per la seconda volta, il riflesso di quella luce immensa, nella quale ci vedevamo come immersi in Dio. Giacinta e Francesco sembravano stare in quella parte di luce che si alzava verso il Cielo, io in quella che si diffondeva sulla terra. Davanti alla palme della mano destra della Madonna, c’era un cuore coronato di spine che vi sembravano confitte. Capimmo che era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che voleva riparazione.(Memorie di Sr Lucia)

 

Nel frattempo la cosa era venuta all’orecchio del parroco che fece chiamare la signora Maria Rosa e Lucia perché potesse ascoltare direttamente dalla viva voce della piccola pastorella ciò che sta accadendo alla Cova da Iria.

L’interrogatorio fu molto minuzioso al termine del quale il reverendo disse:

Non mi pare una rivelazione del Cielo. Quando queste cose succedono, di solito il Signore ordina alle anime a cui si rivela di riferire quanto succede ai loro confessori o parroci; ma questa, al contrario, si nasconde il più possibile. Ciò può anche essere un inganno del demonio. Vedremo. Il futuro ci dirà quel che dobbiamo pensarne.

Quanto mi fece soffrire questa riflessione, soltanto Nostro Signore può saperlo, perché Lui solo può penetrare nel nostro intimo. Cominciai allora ad avere il dubbio che le manifestazioni fossero del demonio, che cercava con quel mezzo di condurmi alla perdizione.(Memorie di Sr Lucia)

 

 

13 luglio: terza apparizione

 

Le parole del parroco ferirono molto Lucia la quale all’approssimarsi del 13 luglio era ben decisa a non andare all’appuntamento. Ma all’avvicinarsi l’ora per incamminarsi verso la Cova da Iria, una forza interiore la spinse a partire. Passò dalla casa degli zii e insieme a Giacinta e Francesco si avviarono per il solito sentiero.

Pochi minuti dopo che eravamo giunti alla Cova da Iria, presso il leccio, tra la numerosa folla di popolo, mentre recitavamo il rosario, vedemmo il riflesso della solita luce e subito dopo la Madonna sul leccio.

- Cosa vuole da me?- domandai

- Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare.

- Vorrei chiederle di dirci Chi è; di fare un miracolo perché credano tutti che Lei ci appare.

- Continuiate a venir qui tutti i mesi. A ottobre dirò Chi sono quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere.

A questo punto feci alcune richieste, che non ricordo bene. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l’anno. E continuò:

12 sda- Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: - O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.

Dicendo queste parole ultime parole, aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti.

Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero brace trasparenti e nere, o bronzee, in forma umana, che loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi (incendi), senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremar di paura. (Deve essere stato dinanzi a questa visione che lasciai scappare quello ahi, che dicono di avermi sentito dire).

I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi.

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza:

- Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire.

Ma, se non smetteranno di offendere Dio, nel pontificato di Pio XI, ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che punirà il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.

Poi, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato, e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà i suoi errori nel mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente il Mio Cuore Immacolato trionferà.

13 sdaIl Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace.

In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della Fede; ecc…

Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, si potete dirlo.

Quando reciterete il rosario, dopo ogni mistero dite: O Gesù mio! Perdonateci, liberateci dal fuoco dell’Inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che ne hanno più bisogno.

…Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiose e religiose salire su una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un annaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

Seguì un momento di silenzio, poi domandai:

- Non vuol più niente da me?

- No. Per oggi non voglio più niente da te.

E come al solito, cominciò ad alzarsi in direzione dell’oriente fino a sparire nell’immensa distanza del firmamento.(Memorie di Sr Lucia)

 

14 sdaLa preghiera e la penitenza diventarono così lo scopo della vita dei pastorelli.

Mentre Giacinta meditava sulla visione dell’Inferno, Francesco è preso dalla visione di Gesù offeso e triste:

La cosa che mi è piaciuta di più” confidò a Lucia “è stata vedere nostro Signore in quella luce che la Madonna ci ha messo nel petto. Io voglio tanto bene a Dio! Ma lui è così triste a causa di tanti peccati. Noi non dobbiamo farne mai neanche uno”. (Memorie di Sr Lucia).

 

13 Agosto; 19 Agosto: quarta apparizione

 

Il 13 Agosto 1917 il sindaco intervenne ancora una volta: mentre la folla era raccolta nella Cova da Iria ed aspettavano con ansia i piccoli veggenti, Giacinta, Francesco e Lucia vennero portati nella prigione comunale di Ourem dove furono sottoposti per alcuni giorni ad alcune dure pressioni perché rivelassero il segreto della Signora che vedevano alla Cova oppure che confessassero di aver mentito.

Anche in prigione i piccoli recitarono il rosario e coinvolsero anche i carcerati che lì vi si trovavano.

Scrive così Lucia nelle sue Memorie:

Decidemmo allora di recitare il nostro rosario. Giacinta tirò fuori una medaglia, che aveva al collo, chiese a un carcerato di appenderla a un chiodo del muro e, in ginocchio davanti alla medaglia, cominciammo a pregare. I carcerati pregarono con noi, come sapevano pregare per lo meno, rimasero inginocchiati. Finito il rosario, Giacinta tornò alla finestra a piangere.

- Giacinta! Non vuoi dunque offrire questo sacrificio al Signore? – le domandai.

- Voglio; sì; ma mi ricordo della mia mamma e non posso trattenere il pianto.

Allora siccome la Madonna ci aveva detto di offrire preghiere e sacrifici anche in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria, decidemmo di offrirli ognuno secondo una particolare intenzione. Uno per i peccatori, l’altro per il Santo Padre, l’altro in riparazione dei peccati contro il Cuore Immacolato di Maria.

Presa la decisione, dissi a Giacinta di scegliere la sua intenzione.

- Io li offro per tutte, perché tutte mi piacciono molto.

C’era tra i carcerati, uno che suonava la fisarmonica. Cominciammo allora, per distrarci, a suonare e a cantare. Ci chiesero se sapevamo ballare. Rispondemmo che conoscevamo il “fandango” e il “vira”. Giacinta allora fece coppia con un povero ladro il quale, vedendola così piccina, concluse il ballo prendendola in braccio!”. (Memorie di Sr Lucia)

 

15 sdaI pastorelli vennero liberati nella mattinata del 15 Agosto e furono riportati alla casa del parroco dove si ricongiunsero con i loro parenti.

La Vergine Maria apparve loro qualche giorno dopo, esattamente il 19 Agosto, in una località vicina detta Valinhos.

Andando con le pecore, insieme a Francesco e a suo fratello Giovanni, in un luogo chiamato Valinhos, e sentendo che qualcosa di soprannaturale s’avvicinava e ci avvolgeva, sospettando che la Madonna venisse ad apparirci e rincrescendoci che Giacinta non ci fosse a vederLa, chiedemmo a sua fratello Giovanni che l’andasse a chiamare. Siccome lui non voleva, gli offrì due soldi, e lui corse a chiamarla.

Nel frattempo vidi, con Francesco, il riflesso della luce che noi chiamavamo lampo e, arrivata Giacinta, un istante dopo, vedemmo la Madonna sopra un leccio.

- Cosa vuole da me?

Voglio che continuiate a venire alla Cova da Iria il 13; che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. Nell’ultimo mese, farò il miracolo, affinché tutti credano.

- Cosa vuole che si faccia dei soldi che la gente lascia nella Cova da Iria?

Faccino due portantine: una, portala tu con Giacinta e altre due bambine vestite di bianco; l’altra, la porti Francesco con altre tre bambini. I soldi delle portantine sono per la festa della Madonna del Rosario; e quel che avanza è per la costruzione d’una cappella, che faranno fare.

- Vorrei chiederle la guarigione di alcuni ammalati.

Sì; alcuni li guarirò entro l’anno.

E prendendo un spetto più triste:

- Pregate, pregate molto; e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime

vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro.

E come al solito, cominciò a elevarsi verso oriente. (Memorie di Sr. Lucia)

 

13 Settembre: quinta apparizione

 

Le apparizioni cominciarono ad attirare un numero sempre più grande di gente: devoti curiosi; persone disperate che desideravano affidare ai pastorelli i loro problemi; ecclesiastici che seguivano con discrezione gli eventi straordinari; giornalisti alla ricerca di notizie sensazionali.

Le case dei Dos Santos e dei Marto erano continuamente piene di persone che esigevano l’attenzione dei veggenti che così non trovavano pace. Solo a fatica riuscivano a scappare per pregare e meditare in solitudine.

Essi presero sul serio l’invito della Madonna a far penitenza e cercavano vari modi per realizzarlo: donavano la merenda ai poveri; si pungevano con le ortiche; si costruirono un rudimentale cilizio con una corda che spezzarono in tre parti, e lo portavano notte e giorno.

Il 13 Settembre 1917 come al solito verso mezzogiorno la Bianca Signora apparve ai tre pastorelli che stavolta erano attorniati da venti o trentamila persone.

Poco dopo vedemmo il riflesso della luce e subito dopo la Madonna sopra il leccio:

Continuiate a recitare il Rosario per ottenere la fine della guerra. In Ottobre verrà anche il Signore, la Madonna Addolorata, la Madonna del Carmine, S. Gisueppe col Bambino Gesù, per benedire il mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda. Portatela soltanto di giorno.

- Mi hanno pregato di chiederLe molte cose: la guarigione di alcuni malati, d’un sordomuto.

Sì, qualcuno lo guarirò. Altri, no. In Ottobre farò il miracolo, affinché credano.

E cominciando ad elevarsi, sparì come le altre volte. (Memorie di Sr. Lucia).

 

La folla presente all’apparizione fu spettatore di alcuni fenomeni particolari. Vide poco prima dell’apparizione una sfera luminosa che si muoveva nel firmamento; durante l’apparizione notò come il leccio e i tre bambini rimanevano avvolti da una bianca foschia; dopo l’apparizione assistette ad una pioggia di petali bianchi che scomparivano a pochi metri da suolo.

 

13 Ottobre: sesta apparizione

 

Finalmente arrivò il 13 ottobre 1917.

La gente, numerosa più che mai, era in attesa spasmodica perché tutti aspettavano l’annunciato miracolo.

Uscimmo di casa molto presto, prevedendo già i ritardi del cammino. C’era gran folla e la pioggia cadeva torrenziale.

Mia madre, temendo che fosse quello l’ultimo giorno della mia vita, col cuore spezzato dall’incertezza per quanto sarebbe successo, volle accompagnarmi.

Lungo la strada, le scene del mese precedente, più numerose e commoventi. Neppure la fanghiglia dei sentieri impediva a quella gente d’inginocchiarsi nell’attitudine più umile e supplichevole.

Arrivati alla Cova d’Iria, presso il leccio, spinta da un impulso interiore domandai alla gente che chiudesse gli ombrelli, per recitare il rosario. Poco dopo, vedemmo il riflesso di luce e subito la Madonna sopra il leccio.

- Cosa vuole da me?

Voglio dirti che facciano qui una cappella in Mio onore; che sono la Madonna del Rosario; che continuino sempre a dire il rosario tutti i giorni. La guerra finirà e i soldati torneranno presto alle loro case.

- Io avrei molte cose da chiederLe: se cura dei malati e se converte alcuni peccatori, ecc.

Alcuni, sì; altri, no. Devono emendarsi; chiedano perdono dei loro peccati.

E prendendo un aspetto più triste:

- Non offendano più Dio nostro Signore, che è già molto offeso.

E aprendo le mani, le fece riflettere nel sole; e mentre si elevava, il riflesso della Sua stessa luce continuava a proiettarsi nel sole…

Sparita la Madonna nell’immensa distanza del firmamento vedemmo, accanto al sole, San Giuseppe col Bambino e la Madonna, vestita di bianco, con un manto azzurro.

San Giuseppe e il Bambino sembravano benedire il mondo, con alcuni gesti in forma di croce tracciati con la mano.

Poco dopo, svanita quest’apparizione, vidi il Signore e la Madonna, che mi pareva la Madonna Addolorata. Il Signore sembrava benedire il mondo, nello stesso modo di San Giuseppe. Sparì questa visione, e mi parve di veder di nuovo la Madonna, con aspetto simile alla Madonna del Carmine. (Memorie di Sr Lucia).

 

Mentre davanti agli occhi dei veggenti scorrevano queste apparizioni, la gran moltitudine, da 50 a 70 mila persone, assistettero al cosiddetto miracolo del sole.

Era piovuto prima e durante l’apparizione. Alla fine del colloquio di Lucia con la Madonna, nel momento in cui gridò:Guardate il sole!”, le nuvole si aprirono, lasciando vedere il sole come un immenso disco d’argento che brillava con una intensità inimmaginabile ma senza accecare e subito dopo si mise a roteare vertiginosamente su stesso proiettando in ogni direzione fasci di luce di tutti i colori. Poi i suoi bordi divennero rossi come scarlatto e fece come se si allontanasse nel cielo, come un turbine, spargendo rosse fiamme di fuoco. Questa luce si riflesse sul suolo, sulle piane, sui volti stessi delle persone e sulle vesti, assumendo tonalità scintillanti e colori diversi.

Animato per tre volte da un movimento folle, l’astro solare parve tremare, scuotersi e precipitarsi zigzagando sulla folla terrorizzata.

Il tutto durò circa 10 minuti. Finalmente il sole tornò al suo posto, restando di nuovo tranquillo e splendente, con lo stesso fulgore di tutti i giorni.

Tutti si ritrovarono con le vesti asciutte.

Il miracolo del sole venne osservato anche da numerose testimoni posti fuori dal luogo delle apparizioni, fino a 40 km di distanza.